PERCHE’ T’INNAMORI ?

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Il brano riportato di seguito sintetizza una serie di motivazioni sul perchè scatta l’innamoramento in una persona. 

Provate ad identificarvi in una di queste motivazioni o ad aggiungerne una personale non contemplata nel brano.

TI INNAMORI PERCHÉ…
sei giovane, perché stai invecchiando, perché sei vecchio; perché comincia la primavera, perché comincia l’autunno; perché hai troppa energia, perché sei stanco;
L’esperienza dell’amore è talmente universale che sembra priva di mistero.
“Sei diverso. Sei un’eccezione. Non somigli a nessun altro”. Tutti gli innamorati hanno detto queste parole…
Ami per sfidare un marito o una moglie, per sfidare i tuoi genitori, per opposizione agli amici e a un ambiente, per sfidare tutti coloro che ti hanno contrastato in qualche modo.
L’amore non avrebbe la sua cupa violenza se non fosse sempre, all’inizio, una specie di vendetta: contro una società chiusa alla quale puoi a un tratto appartenere; contro un paese straniero nel quale puoi a un tratto mettere radici; contro una cerchia provinciale dalla quale puoi ad un tratto fuggire.
L’amore ci coglie sovente di sorpresa. Soltanto quando incontriamo l’uomo, la donna che soddisfa la nostra aspettativa quell’aspettativa si rivela a noi.
L’amore non nasce quando la vita colma i tuoi desideri, né quando ti schiaccia, ma si presenta soltanto a coloro che, apertamente o in segreto, desiderano un cambiamento. È allora che ti aspetti l’amore e ciò che l’amore porta: Attraverso un’altra persona un mondo nuovo ti viene rivelato e donato.
Esplorare un paese ignoto è una fatica, ma possederlo attraverso l’amore di un seducente straniero è un miracolo. In questo caso, come in molti altri, l’amore è una meravigliosa scorciatoia….Ciò che ti aspetti dalla persona amata dipende dalla tua infanzia, dal tuo passato, dai tuoi progetti, dall’intero contesto della tua vita. Puoi cercare qualcosa di molto specifico: un padre, un bambino, un’anima gemella; la sicurezza, la verità; un’immagine esaltata di te stessa. O il tuo bisogno può essere ambiguo, indefinito o addirittura infinito. Puoi volere qualcos’altro, qualsiasi cosa purché tu non l’abbia.
Il solo fatto che un uomo – o una donna – ti sfugga può bastare: cominci a proiettare su di lui tutte le qualità che cerchi nell’Altro.
D’altro canto puoi essere affascinato dal fascino che eserciti su qualcuno, dall’immagine abbagliante che ti dà di te. È la trappola del narcisismo. I masochisti e tutti coloro che hanno scelto la disfatta cadono in un’altra trappola: amano coloro ai quali sono indifferenti. Puoi infatti amare non solo per la gioia di amare o per la gloria di essere amato, ma talvolta anche per la lacerante amarezza di non essere amato.
E qui ritorno al punto di partenza. Perché ci s’innamora? Nulla di più complesso: perché è inverno, perché è estate; per eccesso di lavoro o per troppo tempo libero; per debolezza, per forza, per bisogno di sicurezza, per amore del pericolo; per disperazione, per speranza; perché qualcuno non ti ama, perché qualcuno ti ama.
(Simone de Beauvoir – Quando tutte le donne del mondo)

Dott. Roberto Cavaliere  Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa).

Possibilità di effettuare consulenze telefoniche e tramite videochiamata

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

IL MITO DI UN AMORE INFELICE E NON CORRISPOSTO: APOLLO E DAFNE

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Racconta la leggenda che Apollo, fiero di avere ucciso il mostruoso serpente Pitone, incontrato Eros mentre era intendo a forgiare un nuovo arco, si burlò di lui e del fatto che non avesse mai compiuto delle azioni degne di gloria.
Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta: prese due frecce, una ben acuminata e dorata, destinata a far nascere la passione, che scagliò con violenza nel cuore di Apollo ed un’altra, spuntata e di piombo, destinata a respingere l’amore, che lanciò nel cuore di Dafne.Dafne era una giovane e deliziosa ninfa che viveva serena passando il suo tempo a deliziarsi della quiete dei boschi e del piacere della caccia.
Da quel giorno Apollo iniziò a vagare disperatamente per i boschi alla ricerca della ninfa, fino a quando non riuscì a trovarla. Alla sua vista Dafne, scappò impaurita e a nulla valsero le suppliche del dio che gridava il suo amore e le sue origini divine per cercare di impressionare la giovane fanciulla. Dafne, terrorizzata, scappò tra i boschi ma accortasi che la sua corsa era vana, in quanto Apollo la stava per raggiungere, invocò la madre Gea, pregandola di mutare il suo aspetto perché tanto dolore e paura le stava procurando.
La madre Gea, ascoltò la sua preghiera e così iniziò a rallentare la corsa della figlia fino a fermarla e contemporaneamente a trasformare il suo corpo: i suoi capelli si mutarono in fronde leggere; le sue braccia si levarono alte verso il cielo diventando flessibili rami; il suo corpo aggraziato si ricoprì di corteccia; i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici ed il suo volto, rigato di lacrime, svaniva nella cima dell’albero. Dafne si era trasformata in un leggiadro e forte albero che prese il nome di LAURO (dal greco dafne = lauro).
La trasformazione era avvenuta sotto gli occhi di Apollo che disperato, abbracciava il tronco nella speranza di riuscire a ritrovare la dolce Dafne.
Il mito di Apollo e Dafne rappresenta un amore infelice e non corrisposto, che nasce non a causa dei diretti protagonisti ma per un volere superiore, che nel mito è Eros e nella vita è il destino. Destino che può portare ad amare chi viene rifiutato ed a rifiutare chi ama. Ma tale destino trova origine nelle prime esperienze affettive di ognuno di noi.

Dott. Roberto Cavaliere  Psicologo, Psicoterapeuta

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ACCETTARMI E’ IL PRIMO PASSO PER COMPRENDERMI

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Se vuoi cose diverse da ciò che voglio io, per favore non cercare di dirmi che quello che voglio è sbagliato.
Se il mio modo di pensare è diverso dal tuo, per favore fai almeno un respiro prima di correggermi.
Se le mie emozioni ti sembrano più o meno intense delle tue, cerca di non chiedermi di sentirmi in un altro modo.
Se agisco, o non agisco, in maniera diversa da come avresti agito tu, per favore lasciami fare.
Non ti chiedo, almeno per il momento, di comprendermi.
Quello avverrà solo quando sarai disposto a smettere di cercare di trasformarmi in una copia di te.
Se lasci che io abbia i miei desideri, le mie emozioni, il mio modo di pensare e di agire, allora ti apri alla possibilità che un giorno il mio comportamento non sembrerà così sbagliato.
E forse ti potrà addirittura apparire giusto per me.
Accettarmi è il primo passo per comprendermi.
Questo non significa che tu debba adottare le mie modalità, ma ti chiedo di non essere più irritato o deluso per il mio modo di essere.
Un giorno, forse, nel cercare di capirmi, arriverai a trovare valore nelle nostre differenze.
E allora, anziché tentare di cambiarmi, vorrai preservare questa diversità perché l’amerai.
Io posso essere il tuo partner, il tuo genitore, tuo figlio, il tuo amico, il tuo collega.
Ma qualunque sia la nostra relazione, so per certo che tu ed io siamo fondamentalmente diversi e unici e ognuno di noi deve suonare la propria musica.
David Keirsey

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LE CARATTERISTICHE DI CHI FA TUTTO PER GLI ALTRI

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  • QUELLO CHE FA’ PER GLI ALTRI UNA COME ME

    Donare il proprio cuore senza chiedere nulla in cambio è tipico di una come me.

    Essere il mondo per qualcuno restando il niente per sè è tipico di una come me.

    Imprimersi a fuoco nel cuore degli altri, senza spesso rimanere nel cuore degli altri è tipico di una come me.

    Ascoltare più che parlare è tipico di una come me.

    Fare tanto per gli altri e fare niente per sè è proprio di una come me.

    Volere bene tanto e volersi bene niente è tipico di una come me.

    Essere presente sempre nella vita degli altri e dedicarsi poco a se è di una come me.

    Far sognare gli altri e veder svanire i propri sogni è tipico di una come me.

    Accarezzare il cuore degli altri e farsi graffiare il proprio è proprio di una come me.

    Amare in silenzio e farsi urlare l’amore è tipico di una come me.

    Ingoiare le lacrime ma farsi inondare da un temporale è di una come me.

    Darsi sempre e totalmente farsi prendere e gettare tipico di una come me.

    Entrare in punta dei piedi ma farsi calpestare è tipico di una come me.

    Essere ciò che si è e accettare chi sembra quel che non è tipico di una come me.

    Dire sempre la verità anche a chi da solo mezze verità è tipico di una come me.

    Amare per sempre anche chi non ti ha amato per niente è proprio di una come me.

    Continuare a credere anche quando ti stracciano l’anima è di una come me.

    Dare sempre una risposta a chi non ascolta neanche la domanda è tipico di una come me.

    Essere una comparsa fra mille falsi protagonisti è di una come me.

    Eppure proprio di quelle come me tu hai bisogno per non sentire tutto il peso della tua inutilità…

    Mena Lamb

In questo brano è sintetizzato quelle che sono le caratteristiche di una dipendente affettiva. Il tutto ruota su quello che fa per l’altro quest’ultima.

Nell’ultimo verso viene sottolineato come, allo stesso tempo, la persona che riceve tutto ciò dalla dipendente affettiva (solitamente una personalità narcisistica) ha necessità di tutte queste attenzioni per coprire il proprio vuoto

Il brano può essere utilizzato anche come un test per riflettere, individuando personalmente in quanti punti si ci riconosce.

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L’IMPORTANZA DELLA MODALITÀ DI AMARE

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Di seguito riporto una poesia di Augustus Weters per descrivere quanto sia importante la modalità d’amare nelle relazioni. La modalità con cui si ama permette di superare il  logorio del tempo e della passione e permette che la relazione metta solidi radici. Nella poesia s’evidenzia quanto sia poco importante innamorarsi di dettagli fisici o aspetti similari.

“T’innamorerai,
Un giorno,
Di un paio di occhi,
Marroni,
Azzurri,
Verdi,
Non importa tanto il colore.
Di un paio di labbra,
Sottili,
Carnose,
Morbide,
Ma neanche questo importa.
Di un paio di mani,
Piccole,
Grandi,
Sottili,
Ma non hanno importanza.
Un giorno,
T’innamorerai.
Un giorno capirai,
Che non saranno due labbra a farti innamorare,
Quanto,
Invece,
Il suo modo d’amarti.

Dott. Roberto Cavaliere

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IL DIARIO DI UN SEDUTTORE : LA STORIA DI UN NARCISISTA SEDUTTORE INTELLETTUALE

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Penetrare con lo spirito nell’essere di una fanciulla è un’arte, ma saperne uscire è un capolavoro.

Il libro Diario del seduttore del filosofo Sören Kierkegaard è parte dell’opera filosofica Aut-Aut, pubblicata nel 1843.

Nel libro viene descritto un giovane seduttore senza scrupoli: Johannes. La sua vita ha un unico scopo: sedurre ragazze e poi abbandonarle. Cordelia è la sua vittima. E’ una ragazza di diciassette anni molto ingenua: la vittima perfetta per Johannes, che le rovinerà l’esistenza.

Protagonista del libro è la seduzione intellettuale. Johannes è infatti un seduttore che fa mille calcoli, che cerca di dominare la mente di Cordelia con mosse studiate. Il suo è un gioco astuto ed elegante. Poi, quando Crudelia è in suo potere, la abbandona, lasciandola disperata. Perché Johannes non cerca l’amore: gli interessa solo il potere che può avere su una donna. E appena la seduzione gli è riuscita, il suo carattere vanitoso è soddisfatto. Può così passare alla donna successiva.

In questa sede la figura di Johannes viene proposta come esempio di narcisista seduttore intellettuale e di seguito vengono riportati due brani che descrivono come si senta la vittima di tale seduttore.

Talvolta era così spirituale che io, come donna, mi sentivo annientata. Altre volte invece era così selvaggio e appassionato, così pieno di desiderio, che io quasi tremavo davanti a lui. Talvolta mi trattava come un’estranea, talvolta si abbandonava a me completamente: quando lo stringevo tra le mie braccia, tutto cambiava, e io “abbracciavo le nuvole”.

Johannes, non ti chiamo mio.
Non lo sei mai stato, lo so bene, e io ho pagato molto duramente la felicità che quest’idea un tempo mi dava. Tuttavia ti chiamo mio: mio seduttore, mio ingannatore, mio nemico, mio assassino, abisso del mio tormento. Ti chiamo mio e mi chiamo tua: ora possano le mie parole suonare come una maledizione su di te, per tutta l’eternità, queste parole che un tempo lusingavano le tue superbe orecchie, quando davanti a me ti prostravi adorante.
No, non rallegrarti, non credere ch’io voglia suscitare il tuo scherno perseguitandoti o armandomi di un pugnale! Fuggi dove vuoi, io rimango tua, giungi fino al confine del mondo, ama pure centinaia di donne, io sono tua, tua, fino al momento della morte.Le mie parole così ostili a te non fanno che confermarlo: io sono tua.Hai osato ingannarmi fino al punto di diventare tutto per me e io non desideravo altra gioia che essere tua schiava. Io sono tua, tua, tua, sono la tua maledizione.
Tua Cordelia.

Dott. Roberto Cavaliere

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AMARE E’ “APPARTENERE” A QUALCUNO

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Nel brano tiportato di seguito tratto dal film “Colazione da Tiffany” è descritto un concetto che ritengo fondamentale in ogni relazione: AMARE E’ ANCHE APPARTENENZA. Erroneamente si ritiene che l’amore si sposi con la libertà assoluta: è vero solo in parte. Amare è un equilibrio tra essere autonomi e liberi e cedere parte della propria libertà ed autonomia per appartenere all’altro.  Giorgio Gaber affermava : “L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme. Non è il conforto di un normale voler bene. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.”

“Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.”

Dott. Roberto Cavaliere

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AMORE E' APPARTENENZA

AMARE E' ANCHE SENSO DI APPARTENENZA

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Lunedì 31 luglio 2017

 

UNA POESIA PER SUPERARE UN LUTTO

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Questa poesia di HENRY SCOTT HOLLAND, La morte non è niente, (Maggio 1910) può rappresentare un momento di riflessione per allegerire il dolore per la perdita di una persona cara: immaginare che continui a vivere al nostro fianco seppur in una modalità diversa 

“La morte non è niente. Non conta.
Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.
Tutto resta esattamente come era.
Io sono io e tu sei tu
e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce,
Non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Sorridi, pensa a me e prega per me.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
È la stessa di prima,
C’è una continuità che non si spezza.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene; nulla è perduto.
Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo!”

Dott. Roberto Cavaliere

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La morte non è niente

LA MORTE NON E' NIENTE di Henry Scott Holland

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Mercoledì 1 novembre 2017

PERCHE’ C’INNAMORIAMO ?

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Perchè c’innamoriamo ? Le risposte potrebbero essere tante. In quest’articolo riporto un brano tratto dal film con Barbra Streisand “L’AMORE HA DUE FACCE” dove c’è una delle tante possibili risposte.

“I Miti e gli archetipi sono vivi e vegeti e si sono installati a casa mia.

Mentre ero lì all’altare accanto a mia sorella e al suo futuro marito mi è venuto in mente all’improvviso che questo rito che chiamano matrimonio in realtà non è’ altro che la scena finale della favola. Non ti dicono mai che succede dopo.. non ti dicono che Cenerentola ha ossessionato il principe con la sua mania di pulire il castello!

Non ti dicono mai cosa succede dopo perché non c’è un dopo.

L’essenza e il fine dell’amore romantico era.. Mike?

“il sesso?”

ahh il sesso, il sesso.. ma è una fissa Mike!

“il matrimonio”

Il matrimonio, si esatto ma non è sempre stato così.. Intorno al 1100 c’era un concetto noto come “amor cortese” che non aveva niente a che vedere né con il matrimonio né con il sesso.

Nella maggior parte dei casi veniva definito come un’appassionata affinità tra un cavaliere della corte ed una dama che era già sposata e quindi non avrebbero mai consumato il loro amore.

Dovevano quindi elevarsi al di sopra del solito amore che conoscete “devi andare al bagno, beh andiamo a farlo insieme!”

Andavamo alla ricerca di qualcosa di più divino eliminavamo il sesso dall’equazione amore e quello che rimaneva era l’unione delle anime, riflettete su questo: il sesso è sempre stato la pozione d’amore fatale.

Guardate la letteratura dell’epoca, Lancillotto e Ginevra, Tristano e Isotta.. Consumare l’amore conduceva soltanto alla follia, alla disperazione, alla morte. Gli esperti quindi e gli studiosi di poesia estera sono concordi nell’affermare che il vero amore ha una dimensione spirituale mentre l’amore romantico non è altro che menzogna, illusione, un mito moderno, una manipolazione priva di anima, e a proposito di manipolazione.. Quando andiamo al cinema noi vediamo gli innamorati che si baciano sullo schermo la musica aumenta di volume e noi ce la beviamo giusto? E così quando il mio ragazzo mi porta a casa e mi da il bacio della buona notte se non sento la filarmonica io lo mollo, ora la domanda è, perché ce la beviamo? Noi ce la beviamo perché che sia un mito o una manipolazione diciamocelo tutti vogliamo innamorarci vero?

Perché, perché è un’esperienza che ci fa sentire completamente vivi, ci rigenera, risveglia tutti i sensi, ingigantisce ogni emozione, la nostra realtà quotidiana è scossa,e siamo catapultati in paradiso,può durare anche un solo momento un’ora, un pomeriggio ma questo non toglie una virgola al suo valore, perché ci lascia dei ricordi preziosi che conserveremo per tutta la vita, ho letto un articolo qualche tempo fa che diceva che quando ci innamoriamo sentiamo Puccini nella testa, adoro quest’immagine, credo succeda perché la sua musica esprime pienamente il desiderio di incontrare la passione nella nostra vita e l’amore romantico, e mentre ascoltiamo la Bohème o la Turandot, mentre leggiamo Cime Tempestose o guardiamo Casablanca un po’ di quell’amore rivive anche dentro di noi, quindi la domanda finale è: perché le persone hanno sete di amore pur sapendo che ha una data di scandenza e può essere doloroso e devastante?

Stacey“Perché porta alla riproduzione della specie”

Barry“Bisogno psicologico di entrar in contatto con gli altri”

Jill “Condizionamento culturale?”

Belle risposte ma un po’ troppo intellettuali per me io credo che sia perché, come alcuni di voi già sapranno, finchè l’amore dura.. cazzo non c’è niente di meglio!”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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"LEZIONE" SULL'AMORE

"LEZIONE" SULL'AMOREdal film "L'amore ha due facce"www.psicologiadellamore.it

Pubblicato da PSICOLOGIA DELL'AMORE su Venerdì 23 febbraio 2018

Citazioni sulle Relazioni a Distanza

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Di seguito riporto una serie di citazioni sulle relazioni a distanza. Possono offrire degli spunti di riflessione, ed anche terapeutici, per meglio gestire le “distanze” che nascono per varie motivi, da quelle geografiche, a quelle temporali, a quelle imposte dagli eventi della vita.

Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
(Alessandro Baricco)

Eppure nonostante tutto, solo noi, sappiamo essere così lontanamente insieme.
(Julio Cortázar)

Il mio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì troverai il mio.
(San Bernardo di Chiaravalle)

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.
(Leonard Cohen)

Distanza significa così poco quando qualcuno significa così tanto.
(Anonimo)

Esisto in due posti: qui e dove sei tu.
(Anonimo)

È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.
(Fëdor Dostoevskij)

Non è vero che l’amore è cieco; è solo presbite: più ci si allontana, più si vede chiaro.
(Antonio Fogazzaro)

La distanza a volte consente di sapere che cosa vale la pena tenere e che cosa vale la pena lasciare andare.
(Lana Del Rey)

Le cose che si sentono anche se sei lontano.
Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli aeroplani. Gli altoparlanti dei venditori di frutta. I tuoni. Le persone che ti mancano.
(Fabrizio Caramagna)

Noi ci tocchiamo.
Con che cosa?
Con dei battiti d’ali.
Con le stesse lontananze
ci tocchiamo.
(Rainer Maria Rilke)

Ogni incontro implicava una separazione, e così sarebbe stato finché la vita fosse stata mortale. In ogni incontro c’era un po’ del dolore della separazione, ma in ogni separazione c’era anche un po’ della gioia dell’incontro.
(Cassandra Clare)

La lontananza fa all’amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande.
(Roger de Bussy-Rabutin)

La lontananza sai è come il vento
che fa dimenticare chi non s’ama
è già passato un anno ed è un incendio
che mi brucia l’anima
io che credevo di essere il più forte
mi sono illuso di dimenticare
e invece sono qui a ricordare
a ricordare te
(Domenico Modugno)

Quanto lontana o quanto vicina sei, Ingeborg? Dimmelo, così saprò se tu chiudi gli occhi, quando io adesso ti bacio.
(Paul Celan)

La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti all’occhio li ingrandisce al pensiero.
(Arthur Schopenhauer)

Sapere allontanarsi e avvicinarsi è la chiave di qualsiasi relazione duratura.
(Domenico Cieri Estrada)

Se il destino lo vuole sebbene separati da mille chilometri ci si incontra; se il destino non lo vuole non ci si incontrerà mai.
(Proverbio cinese)

Non so che darei per averti qui tra le mie braccia… Fuori il sole abbaglia; si sente il rumore del mare; in un vaso i gigli mandano un profumo acutissimo spirando; le cortine dei balconi ondeggiano come vele in un naviglio. Io ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo.”
(Gabriele D’Annunzio)

L’assenza è una più acuta presenza. Vale per la voce, per l’udito. Vale per le persone che c’erano e non ci sono più. Vale per noi che non smettiamo un momento di cercare ciò che non c’è. Di desiderare quello che manca.
(Concita De Gregorio)

Salutarsi è una pena così dolce che ti direi addio fino a domani.
(William Shakespeare)

Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate forse non ci siete già?
(Enrico Brizzi)

Vicino è meglio che lontano ma non è ancora esserci.
(Stephen Sondheim)

Ma come, Amore? Mi sei stato lontano così poco e non sai più baciare?
(Goethe)

Quando l’amante è lontano, più caldo si fa il desiderio; l’abitudine rende fastidioso l’amato.
(Sesto Properzio)

La lontananza è il fascino dell’amore. Amarsi vicini è difficile.
(Corrado Alvaro)

Non l’amata che è lontana, ma la lontananza è l’amata.
(Karl Kraus)

La presenza sminuisce la fama, mentre la lontananza l’accresce: le qualità perdono lucentezza se si toccano troppo, mentre la fantasia giunge più lontano della vista.
(Umberto Eco)

Sembrava che ci amassimo meglio quando c’era una spazio di due continenti tra noi. Il lavoro quotidiano dell’amore era spesso difficile da gestire in casa.
(Aleksandar Hemon)

Triste è l’uomo che ama le cose solo quando si allontanano.
(Stefano Benni)

La distanza è solo un problema geometrico. Ma l’assenza; quella non la risolvi con nessuna equazione.
(eloisa_pi, Twitter)

La lontananza e l’assenza prolungata danneggiano ogni amicizia, per quanto lo si ammetta così malvolentieri. Gli uomini che non vediamo più, anche nel caso fossero i nostri più cari amici. si disseccano, con il passare degli anni, poco per volta sino a diventare dei concetti.
(Arthur Schopenhauer)

Quelli veramente legati non hanno bisogno di corrispondenza, quando si incontrano di nuovo dopo molti anni di separazione, la loro amicizia è più vera che mai.
(Ming-Dao Deng)

Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano. È vero o no che la montagna ispira più riverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all’abitante delle sue pendici?
(Khalil Gibran)

Ogni separazione ci fa pregustare la morte, e ogni rivederci ci fa pregustare la resurrezione. Perciò le stesse persone, che erano state indifferenti l’una all’altra, si rallegrano tanto, quando, dopo venti o trent’anni, si incontrano di nuovo.
(Gianrico Carofiglio)

La distanza non è un ostacolo al tenersi in contatto − ma il tenersi in contatto non è un ostacolo all’essere distanti.
(Zygmunt Bauman)

Non fidarsi mai né di un marito troppo lontano, né di uno scapolo troppo vicino.
(Helen Rowland)

La distanza è una scusa per non avere una relazione con qualcuno.
Esiste solo la determinazione a far andare avanti le cose o a lasciarle cadere lungo la strada; questa è la vera ragione per cui le relazioni continuano.
(James McAvoy)

Mancarsi da lontani è facile. Mancarsi da vicini è da stupidi.
(sissetta80, Twitter)

Quando siamo lontani dalla persona amata, decidiamo di fare e dire molte cose, ma quando le siamo vicini, siamo titubanti. Da che cosa deriva tutto ciò? Il fatto è che quando siamo lontani la ragione non è tanto scossa, come stranamente lo è in presenza dell’amata. Quindi, nella decisione occorre quella fermezza che è invece soffocata dall’agitazione.
(Blaise Pascal)

Le lettere d’amore si nutrono di lontananza.
(Carlo Gragnani)

A volte allontanarsi è l’unico modo di essere lì per qualcuno.
(Wesley Eisold)

Ci si allontana per capirsi.
Ci si avvicina per riscoprirsi.
(Fabrizio Caramagna)

Dott. Roberto Cavaliere

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